Il 2020 sarà ricordato da tutti come l’anno del Covid.
Una difficile situazione che ha stravolto la nostra quotidianità. In famiglia, nei rapporti sociali e nel lavoro il Covid ci ha imposto un cambio di passo.
Nessuno lo avrebbe mai prospettato o immaginato, nemmeno negli scenari da day after di un colossal holliwoodiano.

Posso parlare naturalmente solo per quello che mi concerne e che riguarda il mondo dell’hotellerie e della ricezione turistica.
Se penso al 2020 mi viene in  mente un elastico che improvvisamente agli inizi dell’anno si è contratto per poi ripartire con slancio da giungo a settembre, ritornando a contrarsi in questi ultimi mesi.

Considerando la criticità della situazione, quest’estate non è stata per niente negativa. Turisti italiani e stranieri hanno scelto comunque di prenotare in hotel e visitare il Lago Maggiore.
Una rinascita parziale che almeno emotivamente ci ha ripagato per il lavoro e gli sforzi messi in campo per l’ adeguamento alle normative in materia di prevenzione.
Dispositivi di protezione, mascherine, sanificazione con generatori di ozono, paratie parafiato…insomma, di tutto di più per garantire salute e sicurezza ai nostri ospiti in hotel.
L’estate ci ha sorriso, mettiamola così.
Non abbiamo avuto il tutto esaurito? Beh abbiamo apprezzato tutto quello che ci è arrivato e ce ne siamo presi cura come sempre, forse di più.

Per questo devo riconoscere il merito al mio staff sempre attento e premuroso. Nulla è mai lasciato al caso.
Un tre stelle o un luxury hotel in questo non si distinguono: l’accoglienza non ha diverse declinazioni è una sola e si riconosce nel “Grazie, Danke, Thanks…” che gli ospiti ti rivolgono alla partenza.

Un hotel a Luino vive quasi esclusivamente di turismo e se dovessi fare l’identikit del mio ospite tipo potrei dire che è straniero, nella maggior parte dei casi nord europeo, di lingua tedesca e francese, dai 50 anni in sù. E’ il turista che ama la vacanza non convenzionale, non cerca una spa, un resort o vasche idromassaggio, ma accoglienza friendly e ambienti smart. Predilige trascorrere le sue giornate a contatto con il lago e la natura.

Ma con il Covid le cose sono cambiate e oggi la storia da raccontare è un po’ diversa
Quest’estate la “carta d’identità” dei nostri ospiti è cambiata:
molto più giovani e molti italiani.
Si è aperta la strada al turismo di prossimità, con permanenze brevi, generalmente un solo weekend.
Non appena l’elastico si è lasciato andare, da maggio/giugno  la gente ha assecondato la voglia di viaggiare, distrarsi, ripartire.
Un desiderio sano e comprensibile.
Certo i dati ci raccontato di un’estate  causa di nuovi focolai e di turisti assembrati in discoteche e spiagge, ma sono certo che la vacanza nelle zone di lago consente sempre il rispetto delle regole base di prevenzione.
Come ci piace dire nelle nostre pubblicità e nelle nostre comunicazioni “On the lake, social distancing it’s easy”, ed è la pura verità.

E quando l’elastico si è di nuovo contratto?
Ottobre 2020 ci ha fatti ripiombare nell’incubo della scorsa primavera e questa volta sarebbe stato davvero più facile abbandonarsi al pessimismo.
A cosa sono serviti i tanti sacrifici? Chi aiuterà le tante attività già in difficoltà?
Non è un caso se nella seconda ondata non sono apparse ovunque le scritte “Andrà tutto bene” e nessuno  più si affaccia alla finestra per cantare.
La disillusione ha preso il sopravvento.

La mia visione però mi porta sempre a cercare nuove strade, nuove soluzioni con l’obiettivo primario  di trasmettere positività al mio staff.

Ed ecco che l’autunno 2020 ci ha visti impegnati in nuove sfide.

  • Oggi come molti hotel italiani ho scelto di proporre le nostre camere a nuovi ospiti. Chi sono? Tutte quelle persone che dovendo lavorare in smart working non hanno spazi adeguati nelle loro abitazioni.
    In particolare professionisti che necessitano di privacy per chiudere progetti che richiedono concentrazione o  in cerca di uno spazio riservato per condurre riunioni online.
    Smart working in hotel è la nuova parola d’ordine. Non è una novità negli alberghi delle grandi città, ma a Luino? Si può fare.
    La domanda non manca: l’abbiamo chiamato workdayuse, un day use finalizzato al lavoro in tranquillità.
    Mettiamo a disposizione una connessione wifi free e veloce, un bar per le pause caffè e un parcheggio gratuito molto ampio.
  • Abbiamo deciso di non fermarci anzi di formarci con un corso di caffetteria. Hi Luino ha come prerogativa quella di offrire ai propri ospiti un servizio bar di qualità. Un cappuccino o un caffè fanno la differenza, soprattutto a colazione prima di dare il via a una giornata di vacanza.
    Il nostro staff si è perfezionato con un corso tenuto da Gianni Cocco coffie trainer di fama internazionale
  • Terza sfida. In questa fase critica in cui non possiamo contare sulla presenza di turisti è sempre il mondo del lavoro il nostro bacino di utenza. Ospitiamo in hotel squadre di tecnici, manutentori, operai che sono impegnati in cantieri nell’alto varesotto.
    Anche questa è una nuova frontiera: le aziende che hanno personale in trasferta ai tempi del Covid, non possono affidarsi agli appartamenti e alla condivisione degli spazi, senza incappare in seri rischi per la salute del personale, con conseguente blocco del lavoro.
    L’hotel è una soluzione più sicura proprio per la particolare attenzione che ogni albergatore deve porre all’igiene e alla sanificazione.

Che dire?
Questo elastico stringe un po’ troppo, ma noi cerchiamo di resistere in attesa di tempi migliori. Non mi sento di fare previsioni, ma il mio desiderio è di vedere un ritorno alla quasi normalità già nella primavera 2021 .

Il 2020 rimarrà solo un brutto ricordo, ma noi avremo appreso nuove opportunità e nuove chances che non abbandoneremo.
In hotel vorremo vedere turisti, businessmen, professionisti e lavoratori in trasferta…senza più distanziamento sociale.

Giorgio Petrucci
General Manager
Hotel Internazionale Luino